Quando la coppia entra in un circolo vizioso
- 22 ore fa
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“Non mi ascolti mai.” “Non sei mai soddisfatta.”
Non è la frase in sé a creare distanza. È ciò che accade subito dopo.
Uno chiede più attenzione. L’altro si sente accusato. Il primo insiste. L’altro si ritira.
E ogni discussione finisce allo stesso modo.
Non manca l’amore. Si è strutturata una sequenza.
La dinamica che si ripete
Marco rientra dal lavoro stanco. Giulia lo aspettava per parlare.
“Com’è andata?” “Normale.”
Giulia percepisce distanza. Marco percepisce pressione.
Lei si avvicina per sentirsi rassicurata. Lui si chiude per non sentirsi sotto esame.
Il punto non è la stanchezza. È la risposta alla stanchezza.
Nella prospettiva strategica, una coppia non si blocca per il problema iniziale, ma per la rigidità delle soluzioni che mette in atto per risolverlo. Quando la stessa risposta viene ripetuta, diventa parte del problema.
Giulia aumenta la richiesta. Marco aumenta il ritiro.
E la sequenza si consolida.
Il vero nodo non è il tema. È la sequenza interattiva.
Non sono i soldi. Non è la gelosia. Non è il tempo. È la modalità con cui ciascuno reagisce alla reazione dell’altro.
Come il caso di Alessandro che guarda l’ultimo accesso di Luca e non riceve risposta.
Quando Luca rientra, la tensione è già alta.
“Non potevi scrivere?” “Non guardo il telefono ogni cinque minuti.”
Alessandro cerca sicurezza. Luca difende autonomia.
Più uno controlla, più l’altro si chiude. Più l’altro si chiude, più il primo aumenta il controllo.
Qui si vede chiaramente un meccanismo tipico: la soluzione tentata (controllare per sentirsi tranquilli) produce esattamente l’effetto opposto (aumenta l’insicurezza).
È controintuitivo, ma frequente: più si cerca rassicurazione, più si alimenta l’instabilità.
Nel tempo, queste interazioni diventano ridondanti. La risposta di uno diventa lo stimolo dell’altro. Non si reagisce più all’evento, ma al comportamento reciproco.
È così che il conflitto si autoalimenta.
Quando il conflitto diventa identità
All’inizio si parla di un comportamento.
“Mi ha fatto male quello che hai fatto.”
Poi si passa alla persona.
“Tu sei così.”
Giulia non esprime più il bisogno di vicinanza. Definisce Marco “freddo”.
Alessandro non esprime più la paura di perdere Luca. Lo definisce “inaffidabile”.
Sara, che teme l’allontanamento di Martina, non chiede rassicurazione. La accusa di essere distante.
Quando il conflitto si sposta dall’azione all’identità, il sistema relazionale diventa rigido. Non si cerca più una soluzione. Si cerca protezione. E la protezione aumenta la distanza.
Cosa succede in una terapia di coppia?
Non si stabilisce chi ha ragione.
Si osserva la sequenza.
Cosa succede prima che la discussione inizi?
Qual è la risposta abituale di ciascuno?
Che effetto produce sull’altro?
Come si chiude la scena?
L’obiettivo non è comprendere all’infinito le cause. È intervenire sul meccanismo che mantiene il problema.
Marco può riconoscere che il ritiro è una difesa dall’inadeguatezza. Giulia può vedere che l’inseguimento nasce dalla paura di non contare.
Ma il cambiamento non avviene solo comprendendo questo.
Avviene quando uno dei due modifica la propria mossa.
A volte significa:
smettere di inseguire;
sospendere il controllo;
tollerare un silenzio senza riempirlo;
chiedere in modo diretto senza accusare.
Una relazione è un sistema autoregolante. Se cambia un comportamento, cambia l’intero equilibrio.
Se chiedere aiuto significa che stiamo fallendo?
Quando si è immersi nel conflitto, si vede solo la propria prospettiva.
Giulia vede la distanza. Marco vede la pressione.
Alessandro vede la mancanza di trasparenza. Luca vede la mancanza di fiducia.
Ognuno ha una parte di verità. Ma nessuno vede la sequenza completa.
Uno sguardo esterno permette di renderla osservabile. E ciò che diventa osservabile può essere modificato.
Quando è utile chiedere una consulenza di coppia?
Quando litigate sempre sugli stessi temi. Quando la discussione segue sempre lo stesso copione. Quando vi amate, ma stare insieme è diventato faticoso.
Non è il conflitto a deteriorare una relazione. È la ripetizione rigida dello stesso schema.
Una relazione stabile richiede competenze
Tollerare la frustrazione. Esprimere bisogni senza accusare. Ascoltare senza difendersi. Accettare la differenza.
Sono abilità. E si apprendono intervenendo sulle dinamiche concrete, non solo sulle intenzioni.
Una relazione migliora quando si modificano le sequenze che la mantengono bloccata.
A volte non serve fare di più. Serve fare qualcosa di diverso.
Un primo colloquio può aiutare a identificare il meccanismo relazionale in atto e a introdurre cambiamenti mirati.
Chiedere aiuto è un atto di responsabilità verso la relazione.
Fonti
Giorgio Nardone (2003)
Cavalcare la propria tigre. Strategie di cambiamento per la coppia e la famiglia Milano: Ponte alle Grazie.
Giorgio Nardone & Paul Watzlawick (1990)
L’arte del cambiamento Milano: Ponte alle Grazie.
Giorgio Nardone & Roberta Milanese (2018)
Il cambiamento strategico Milano: Ponte alle Grazie.
Giorgio Nardone (2018)
La terapia breve strategica Milano: Ponte alle Grazie.
Jay Haley (1976)
Terapie non comuni Roma: Astrolabio.





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