Che cos’è davvero l’ipnosi clinica
- Tommaso Montemurno
- 6 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 6 dic 2025
In questo articolo desidero offrirti una riflessione chiara e realistica sui miti che circondano l’ipnosi, spiegare la differenza tra induzione con trance e senza trance, e mostrarti come questo strumento, se impiegato con cura e metodo, possa aprire nuove possibilità terapeutiche.
L’ipnosi non è un’esperienza di perdita di controllo, né un “lasciarsi guidare” passivamente da qualcuno. Le neuroscienze la descrivono come uno stato di attenzione focalizzata, una condizione in cui la mente entra in rapporto più diretto con le proprie immagini, sensazioni e risorse interne (Oakley & Halligan, 2013).
È un fenomeno naturale: lo sperimentiamo quando siamo profondamente immersi in un libro, in un dialogo interiore, in un ricordo vivido. L’ipnosi clinica utilizza questi stessi processi in modo intenzionale, guidando la mente verso una maggiore ricettività e fluidità.
Contrariamente all’idea che durante l’ipnosi la persona “dorma”, la ricerca mostra che restano attive le reti cerebrali dell’attenzione e del monitoraggio (Jensen et al., 2015). Si tratta quindi di una presenza diversa, più interna, più nitida, mai di un abbandono inconsapevole.
Nel lavoro clinico, oggi si utilizzano due modalità principali:
1. Ipnosi con trance
È l’immagine più nota: occhi chiusi, respirazione lenta, un’immersione progressiva in uno stato di quiete e concentrazione.L’induzione può avvenire attraverso:
rilassamento guidato,
visualizzazioni,
focus attentivi,
linguaggio ipnotico ritmico e rassicurante.
Questa modalità è utile quando serve accedere a ricordi, modulare emozioni intense, lavorare sul dolore, favorire rilassamento profondo o ristrutturare modalità percettive radicate.
2. Ipnosi senza trance
È meno conosciuta, ma estremamente efficace. Si fonda sull’uso di un linguaggio strategico e metaforico, su domande specifiche, sul ritmo del dialogo e sui microspostamenti percettivi che avvengono durante la conversazione.
Non richiede chiusura degli occhi né uno stato particolare: la persona resta pienamente vigile, eppure entra in contatto con canali mentali più lineari, meno frammentati, più liberi dalla pressione del controllo cosciente.
È l’eredità del lavoro di Milton Erickson: l’idea che il cambiamento emerga anche da piccoli scivolamenti di significato, da immagini evocate, da gesti minimi che aprono una via d’accesso diversa al proprio mondo interno.

Sfatiamo alcuni falsi miti
1. “Con l’ipnosi posso perdere il controllo.”
No. La persona mantiene sempre la sua capacità di scelta e può interrompere l’esperienza in qualunque momento. Le ricerche mostrano chiaramente che non esiste suggestione che possa imporsi contro la volontà dell’individuo (Lynn et al., 2015).
2. “Solo alcune persone sono ipnotizzabili.”
La responsività ipnotica varia, ma la grande maggioranza può beneficiare dell’esperienza. E l’ipnosi senza trance amplia ulteriormente le possibilità, adattandosi a stili cognitivi molto diversi tra loro.
3. “L’ipnosi funziona come una magia.”
Non funziona su di te, ma con te. È un processo collaborativo che favorisce l’accesso alle tue risorse interne, non un atto manipolativo dall’esterno.
4. “L’ipnosi bypassa la razionalità.”
Non la elimina: la aggira temporaneamente per permettere di esplorare dimensioni meno filtrate dal pensiero analitico. Quando la mente critica riprende il suo posto, integra quanto emerso con maggiore chiarezza.
Vantaggi dell'ipnosi
L ’ipnosi clinica permette di:
ascoltarsi senza fretta,
rielaborare esperienze difficili con più sicurezza,
modulare ansia e dolore,
contattare immagini e ricordi significativi,
percepire risorse interne che nella quotidianità restano in ombra.
È uno spazio prezioso, un corridoio silenzioso in cui la mente può ordinare ciò che è disordinato, lasciar andare ciò che appesantisce e ritrovare una forma più autentica di equilibrio.
Conclusione
L’ipnosi clinica non appartiene al mondo dello spettacolo, ma a quello della relazione terapeutica. È un modo rispettoso, delicato e potente per facilitare il cambiamento psicologico.
Ogni volta che accompagno una persona in uno stato ipnotico, con o senza trance, lo faccio con la consapevolezza che sto aiutando un processo interno già presente: una risorsa che chiede solo di essere ascoltata.L’ipnosi, in fondo, è questo: un ponte tra la tua mente consapevole e la parte di te che sa già come guarire.
Se senti che questo strumento possa esserti utile, puoi contattarmi: sarò felice di accoglierti e di camminare insieme nel tuo percorso.
Fonti
Grimaldi, A., Petruccelli, I. & Rabuffi, M. (2019) L’ipnosi in pratica. Manuale per l’applicazione clinica dell’ipnoterapia. Franco Angeli, Milano.
Loriedo, C. & De Benedittis, G. (a cura di) (2010) Ipnosi e psicoterapia. Manuale per la pratica clinica. Raffaello Cortina Editore, Milano.
De Benedittis, G. (2015) Ipnosi: tra neuroscienze e psicoterapia. Franco Angeli, Milano.
Granone, F. (2001) L’ipnosi. Fondamenti, tecniche, applicazioni. Franco Angeli, Milano.




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